Palazzo dei Penitenzieri e il soffitto dei Semidei - Visita guidata con apertura "esclusiva" di Palazzo della Rovere - Venerdì 08/04/16, h 16.30


Venerdì 8 aprile, h 16.30
Palazzo dei Penitenzieri e il soffitto dei Semidei
*Il Palazzo dei Penitenzieri della Rovere viene aperto solo su prenotazione a gruppi (minimo 10) ​accompagnati da storici dell'arte iscritti nell'albo delle guide turistiche della Provincia di Roma
Il palazzo è oggi sede dell'Hotel Columbus e dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Costruito alla fine del XV sec. per volere del cardinale Domenico della Rovere, è tradizionalmente attribuito a Baccio Pontelli.  Ispirato al prospetto turrito di Palazzo Venezia, presenta ambienti interni, organizzati attorno a un ampio cortile su doppio livello, con giardino e loggiato. Vi si conserva un prezioso ciclo di affreschi opera del Pinturicchio e della sua scuola, importante testimonianza del passaggio dagli stilemi medievali a quelli rinascimentali. Capolavoro assoluto del Pinturicchio, il cosiddetto Soffitto dei Semidei, decorato da 63 formelle dipinte su carta e incollate nei lacunari lignei, in cui l'artista raffigurò creature mitologiche e animali fantastici dai diversi significati filosofici e mitologici derivate dai "bestiari medievali"​. ​Nel XVII secolo, il palazzo divenne sede della Confraternita dei Penitenzieri, ordine istituito allo scopo di prevenire la vendita delle indulgenze e garantire a tutti i pellegrini il sacramento della confessione.
Docente: Luisa Delle Fratte, storica dell'arte iscritta nell'albo delle guide turistiche della Provincia di Roma.
Accoglienza e registrazioni: da 30’ prima,
Via della Conciliazione 33 (presso l'ingresso del Palazzo)
Contributo associativo per partecipare alla visita guidata: €9 adulti; €8 soci; €4 (13-17 anni); €2 (6-12 anni); gratis (0-5 anni)
biglietto d'ingresso e diritti di prenotazione €5
Nel caso in cui i gruppi superassero i 15 iscritti, sarà nostra cura prenotare per voi l'utilizzo di un auricolare per rendere l'ascolto della nostra guida piacevole e rilassante. Il costo dell'auricolare è 1,50 euro.
Sconti: 2 euro di sconto a chi prenota e partecipa a 2 visite organizzate dalla nostra associazione durante la stessa settimana (la settimana va da lunedì a domenica) Se interessati, potrete trovare le informazioni relative alle altre visite sul nostro sito: http://romaelazioperte.blogspot.it
Prenotazioni: romaelazioxte@gmail.com o inviando un sms al nostro accompagnatore Marco 3296892418 (preferibile nelle ultime 48 ore prima della visita) indicando data e titolo della visita, nome e cognome di chi effettua la prenotazione, nr. di partecipanti (specificando eventuale età di bambini), nr. di cellulare e indirizzo mail. La prenotazione è indispensabile per ricevere conferma e per essere ricontattati in caso di variazioni.





















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DESCRIZIONE DELLA VERANDA TRASFORMATA IN RISTORANTE
La sala Veranda occupa l'ala sinistra del Palazzo Della Rovere e nasce al suo interno come una Loggia che affaccia con grandi finestre ad archi su un giardino pensile. L'ambiente rettangolare a nove campate con volte a crociera ribassate terminanti con lunette, è stato in seguito utilizzato come refettorio da parte dei padri Penitenzieri, proprietari del Palazzo a partire dalla seconda metà del diciassettesimo secolo. Prima di allora, Palazzo della Rovere aveva già alle spalle una storia grandiosa e nobile: venne fatto edificare da Domenico della Rovere appunto, Cardinale di San Clemente e nipote del Pontefice Sisto IV, che lo commissionò all’architetto Baccio Pontelli. La costruzione dell’edificio iniziò nel 1480 e terminò intorno al 1490, e alla sua realizzazione furono chiamati i migliori artisti del momento; il risultato fu di tale magnificenza e bellezza da poter competere con le più importanti dimore signorili romane. Il Palazzo fu affrescato dal Pinturicchio, e stupendo dovette risultare agli occhi di Carlo VIII, che nel 1495 preferì alloggiarvi durante la sua permanenza a Roma, piuttosto che in Vaticano, prima di proseguire la spedizione militare nel Sud dell’Italia. 

Alla morte del Cardinale della Rovere nel 1501, il Palazzo fu lasciato in eredità per metà all’Ospedale S. Spirito e per l’altra metà diviso tra il Capitolo della Basilica Vaticana e i frati della Chiesa di S. Maria del Popolo. Si succedettero vari cardinalei, nel corso degli anni; finchè nel 1655 i Penitenzieri, cioè i religiosi che avevano l’incarico di confessare i pellegrini nella Basilica Vaticana, lo acquistarono e vi si stabilirono. 
Negli anni 1943/1945 l’Ordine Equestre del Santo Sepolcro acquistò l’edificio dai religiosi e dal Comune di Roma. Dal 1950 il Palazzo della Rovere ospita l’Hotel Columbus. 
Dopo piccoli brevi accenni riguardanti la storia del Palazzo, torniamo allo spazio del ristorante La Veranda.
Come accennato, in origine si trattava di una loggia aperta, che ha subito diverse modifiche nel corso dei secoli. Nel Cinquecento gli archi verso il giardino erano stati chiusi ed era stato alzato il livello del pavimento, interrando così il basamento dipinto. Nel corso dell'Ottocento poi, la Loggia era stata divisa in due ambienti con un tramezzo tra la quinta e la sesta campata. 

Le pareti affrescate donano a questo luogo un fascino particolare, che riporta indietro nel tempo. Gli elementi decorativi degli affreschi sono molteplici: finti sedili con accanto cani accucciati, libri musicali aperti e chiusi, paesaggi all'interno di medaglioni con putti che sorreggono ghirlande di frutta. Telamoni e Cariatidi intervallano le edicole contenenti anch'esse paesaggi. Lo zoccolo al di sotto delle grandi finestre reca immagini di armadi contenenti libri, una credenza aperta con frutta, strutture con intrecci di foglie di rose, gelsomini, arance.
Le volte sono decorate da putti che sorreggono ghirlande, alternati a medaglioni in finto stucco di forma ovale che, tramite nastri rossi e verdi, sono legati a mascheroni che pendono illusionisticamente dai costoni delle crociere. Dentro i medaglioni sono dipinte scene di sacrificio e storie di soggetto biblico. Nelle vele siedono figure allegoriche di ispirazione michelangiolesca. Si riconoscono le personificazioni delle Arti Liberali: la Grammatica, l'Astronomia, la Pittura, la Geometria , nonchè l'allegoria della Pace, rappresentata dai rami d'ulivo. 

Gli stemmi cardinalizi al centro della lunetta della quarta campata, forniscono alcuni spunti per la datazione della decorazione della sala. Essi recano due aquile tra i gigli di Francia a cui si sovrappone una fascia di rombi. Si tratta degli stemmi sovrapposti del Card. Jean du Bellay, che abitò il palazzo tra il 1555 ed il 1561, e del Cardinale Gaudenzio Madruzzo, che vi risiedette dal 1608 al 1629. Questo lascia ipotizzare che l'ambiente abbia avuto due fasi di intervento: i finti sedili ed il basamento con armadi e scansie rivelano il gusto illusionistico del tardo Quattrocento e primi del Cinquecento e si fanno risalire alla prima fase di intervento, realizzata dal cardinale Alidosi. Grande è infatti la somiglianza con i dipinti della scuola del Pinturicchio di Santa Maria del Popolo. 
La seconda fase che interessò pareti e volte va collocata nella seconda metà del Cinquecento e può essere riferita alla cerchia di Francesco Salviati. Gli interventi commissionati dal Cardinale Madruzzo furono solo marginali e limitati all'inserimento del proprio stemma. I numerosi interventi avvenuti nel corso dell'Ottocento, quando gli affreschi furono ricoperti anche da strati di calce, hanno reso difficile l'attribuzione diretta di alcuni affreschi al Pinturicchio. Quel che è certo è che la decorazione antiquariale ed il gusto per l'Illusionismo sono tipiche del Pinturicchio e si accordano con l'attività romana del pittore perugino, che conclusa la partecipazione ai lavori per la cappella Sistina, divenne il pittore di fiducia della famiglia della Rovere. Se comunque l'attribuzione degli affreschi "alla mano del Pinturicchio" non è oggi sicura per la quasi totale perdita delle decorazioni parietali, la critica e la storiografia artistica si sono però espresso in modo unanime sul ruolo di ideatore dell’artista nel Palazzo del Cardinale Domenico Della Rovere. Era del resto anche comprensibile che un pittore così richiesto a Roma dovesse circondarsi di un buon numero di allievi e collaboratori.

Il giardino pensile de La Veranda, antistante la sala, è sempre stato nel corso dei secoli uno dei pregi dell'immobile. Racchiuso da due cinta di mura e sopraelevato da un lato per compensare il dislivello del palazzo, rappresentava per il Cardinale Della Rovere una sorta di pedana – piedistallo, creata dall'innalzamento del terreno, che fungeva da luogo sacro alla riflessione e alla poesia. 
Come avveniva nei palazzi degli antichi romani, il giardino tornava ad essere il luogo deputato al godimento delle opere d'arte.

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